PRECARIATO: LA MIA STORIA
Mi chiamo David Cardoso, sono insegnante di inglese, precario– cattedra dal primo Settembre al trenta Giugno - in una scuola superiore della provincia fiorentina (Castelfiorentino) e ho 39 anni. Scrivo questa mia lettera dopo avere letto con grande tristezza articoli su persone che si sono fatte male a Firenze con un mezzo a causa di una buca.
Il motivo per cui gli articoli letti mi hanno coinvolto – e sconvolto - in particolar modo è che io stesso sono rovinosamente caduto in piazza S. Marco a Firenze a causa di una buca.
Questa è la mia storia.
Il giorno 3 ottobre 2008 stavo andando a lavoro con la bicicletta, ovvero stavo andando con la mia bicicletta alla stazione per prendere il treno che mi avrebbe portato a Castelfiorentino.
Purtroppo quel giorno alla stazione non ci sono mai arrivato perché, non appena arrivato all’inizio della sopra citata piazza, tanto era sconnesso il manto stradale e tante erano le buche che sono caduto dalla mia bici, andando a battere la bocca sulla punta di una pietra rialzata e rimanendo al suolo semisvenuto. Di li a poco è venuta a prendermi un’ambulanza che mi ha portato all’ospedale di Careggi.
Il quadro è stato subito preoccupante: trauma cranio facciale, frattura coronale di tre denti (gli incisivi e un canino senza i quali ancora non posso mangiare correttamente), lussazione di altri tre denti, frattura ossa nasali, ferite e contusioni multiple nel volto e distorsione rachide cervicale. All’ospedale di Careggi decidono di ricoverarmi per una settimana.
Tornato a casa, a causa di parestesie alle mani, ho dovuto fare accertamenti alla colonna cervicale per accertare che non vi fossero pericoli di rimanere un giorno immobilizzato, oltre che andare ripetutamente dal dentista per iniziare a ricostruire la mia bocca... Ad un certo punto, dopo avere fatto la seconda TAC, viene fuori che probabilmente devo essere operato alla colonna cervicale per evitare ulteriori complicazioni.
In un quadro così complicato, posso ritenermi fortunato del fatto che ho potuto nel frattempo ricevere regolarmente lo stipendio per i cinquanta giorni durante i quali sono dovuto rimanere a casa e, una volta tornato a lavorare, per tutti i giorni – molti, a dire la verità - che ho dovuto fare visite di accertamenti in ospedali vari. Inoltre, meno male che durante quei cinquanta giorni che sono dovuto rimanere a casa dalle otto di mattina alle otto la sera, avevo qualcuno che poteva fare la spesa o comprare medicine per me! Secondo la legge Brunetta, invece, in seguito ad un episodio del genere, un malato-precario dovrebbe morire di fame o malattia fra le mura di casa …!?
lunedì 4 maggio 2009
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